Traduttori professionali si nasce o si diventa?

Il percorso che si deve seguire per diventare un traduttore professionale varia in funzione di una vasta gamma di fattori, a cominciare dalla formazione scolastica che si ha alle spalle: se è vero che chi ha frequentato un liceo linguistico può contare su una buona base di partenza, ciò non implica che coloro che hanno scelto un altro iter scolastico alle superiori siano per forza svantaggiati. Un aspetto che deve essere preso in considerazione è che in Italia non esiste un albo dei traduttori: insomma, né ordini, né associazioni, né registri a cui far riferimento, il che vuol dire che il successo e la carriera dipendono unicamente dalla professionalità del singolo.

Per diventare traduttore professionale è necessario, tra l'altro, decidere in che ramo si è intenzionati a specializzarsi: è chiaro, infatti, che chi si occupa di traduzioni di libri e opere letterarie dovrà avere competenze differenti rispetto a un traduttore giuridico o a un traduttore tecnico, che avranno a che fare con gerghi ben specifici e con un linguaggio molto particolare.

Un altro fattore molto importante ha a che fare con la conoscenza dei contesti e delle culture che sono connesse alla lingua in cui ci si specializza: per tradurre in tedesco, insomma, non è sufficiente sapere a memoria vocaboli, grammatica e ogni altro aspetto teorico, ma è fondamentale immergersi o essersi immersi nell'ambiente teutonico, con uno o più viaggi in Germania. Il contatto con chi parla la lingua non serve solo a migliorare la dizione e a perfezionare la musicalità del parlare (anche perché queste sono esigenze degli interpreti, più che dei traduttori professionali in senso stretto), ma permette soprattutto di toccare con mano il modo di fare, le sensazioni, le atmosfere e le emozioni di un popolo. Tutti elementi che nessun libro di grammatica e nessun dizionario, per quanto completi possano essere, sono in grado di rendere.

Ecco perché, dopo aver conseguito la tipica laurea in lingue e letterature straniere, ed eventualmente aver proseguito con un master, non ci si può sedere sugli allori accontentandosi dei bei voti ottenuti e dei pezzi di carta conquistati, ma ci si deve impegnare per andare oltre. Certo, ulteriori corsi di aggiornamento da frequentare nel prosieguo della carriera non possono che fare bene, ma è solo "sporcandosi le mani" che si ha la possibilità di sviluppare e potenziare tutte le abilità e tutte le proprie competenze, sia teoriche che pratiche, dal particolare al generale e dal generale al particolare.